Vita in campagna Elisabetta Tosi Vita in campagna Elisabetta Tosi

Il dono della neve

Nei giorni scorsi anche in Valpolicella è arrivata la neve. Poca, purtroppo, sarebbe stato meglio averne un po’ di più, ma dobbiamo accontentarci. Chi è abituato alle comodità della città, penserò che la neve, a parte essere bella e suggestiva da vedere - e necessaria in montagna, se si vuole sciare - serve a poco. Anzi, se si deve viaggiare e le strade non sono pulite, è una bella seccatura e un pericolo. Ma per la campagna è una vera manna.

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Perchè potare?

Tra i primi lavori da fare quando inizia un nuovo anno c’è la potatura. Gli obiettivi di questa operazione sono principalmente contenere l’ampiezza della pianta e mantenere la forma di allevamento scelta. In questo modo si facilita l’ingresso della luce necessario per la maturazione dei grappoli, e tutte le pratiche agronomiche (sfogliature, trattamenti, la stessa vendemmia…) che si fanno nel corso dell’anno.

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Tempo di olive e olio nuovo

Dopo le uve, le olive: in campagna il lavoro continua, anche se quest’anno il raccolto si presenta più scarso. Nelle campagne veronesi l’olivo è un albero familiare da molti secoli; la vite e l’olivo erano due piante sacre sia per i Greci che per i Romani.

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Prepariamoci alla vendemmia

I giorni passano veloci, e anche nelle nostre zone si comincia a parlare di vendemmia. In molte zone d’Italia è già iniziata, in Valpolicella probabilmente ci sarà da aspettare ancora qualche settimana. Nel frattempo però ci prepariamo, per esempio pulendo l’attrezzatura di cantina e controllando gli strumenti necessari alla raccolta delle uve.

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La Garganega e i suoi parenti

La nostra azienda coltiva soprattutto varietà rosse, sia sulla collina di Marano che nei vigneti di balconi di Pescantina: tuttavia, qualche uva bianca l’abbiamo anche noi, con cui facciamo i nostri vini bianchi. Alla base di tutti c’è l’uva Garganega, una varietà autoctona del nostro territorio, con una storia tanto antica quando interessante.

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La grande sete

Il 2022 sarà ricordato come uno degli anni più caldi mai registrati in Italia e in Europa. Molti viticoltori ricordano il 2003 come un’annata molto calda e siccitosa, ma l’attuale lo è ancora di più: le temperature sono ancora più alte, per molti giorni di fila, senza tregua, e la siccità sta durando da troppo tempo. In questi casi, nelle zone dove è possibile, si deve ricorrere all’irrigazione di soccorso, una pratica che permette alla pianta di resistere, anzi di sopravvivere in questo clima impazzito.

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Non chiamatele "erbacce"

In passato era facile imbattersi in contadini e viticoltori che maledicevano le “erbacce” perché davano fastidio alle viti, e usavano mezzi e sostanze chimiche per eliminarle. Sotto la vigna si notava la terra nuda, spoglia, perchè si riteneva che così fosse più facile gestire le varie operazioni agronomiche. Oggi è diverso, e si è capito che anche le erbe spontanee hanno la loro funzione, e anzi vanno preservate. Per questo tutti i nostri vigneti sono inerbiti, e le erbe che crescono sono tutte autoctone. Non seminiamo nulla, crescono da sole, le porta il vento. Teniamo l'erba sempre abbastanza alta, per salvaguardare l'habitat di insetti utili: non tranciamo mai, piuttosto facciamo rasature quando serve. Finora l’abbiamo fatto una sola volta.

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Vigneti, Vita in campagna Elisabetta Tosi Vigneti, Vita in campagna Elisabetta Tosi

Infiorescenze

La primavera è la stagione del risveglio della natura, e basta guardarsi intorno per rendersene conto; è tutto un trionfo di fiori e profumi. Dopo la fase del pianto e del germogliamento, ora per la vite è tempo di sviluppo dell’infiorescenza a grappolo.

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In campagna con la luna

Come si sa, la Pasqua è una festa mobile: ogni anno cade in un giorno diverso, ma non uno qualsiasi. Secondo quanto stabilito al Concilio di Nicea (325 d.C.), Pasqua dev’essere sempre la domenica successiva alla prima luna piena dopo l’equinozio di primavera. Il periodo in cui questo può succedere è limitato, va dal 22 marzo al 25 aprile, perciò quando la festa cade in marzo si dice che si avrà una Pasqua “bassa”.

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